CRETTI (FUSIE): PRIMA TAPPA, UN CONVEGNO FRA TESTATE ITALIANE NEL MONDO

18 aprile 2011 - ROMA - Il lavoro della Fusie, i progetti per il futuro e l’annosa questione delle risorse destinate alla stampa italiana all’estero: di questo e tanto altro ha parlato Giangi Cretti, presidente della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero, nell’intervista rilasciata a Ricky Filosa per il portale "Italia chiama Italia".

D. Presidente Cretti, come procede il lavoro della Fusie? Su quali iniziative state lavorando, e quali i progetti futuri?

R. A rilento. Viste le tragiche vicende internazionali e le priorità della politica interna, è ragionevolmente impossibile trovare un interlocutore politico o istituzionale che, sulle questioni di cui ci facciamo portavoce, mostri qualcosa che vada oltre un cortese interessamento. Ciò nonostante, siamo fortemente intenzionati ad affrontare i nuovi scenari che si stanno delineando - complici le mutate condizioni sociali dei connazionali che vivono all’estero, le nuove tecnologie e le nuove modalità di fruizione e diffusione delle informazioni - contribuendo ad una riflessione e ad un’eventuale ridefinizione del ruolo e della funzione dei media italiani fuori d’Italia. Anche attraverso una sostanziale riforma della normativa e del regolamento, che presiedono all’erogazione dei contributi a sostegno delle nostre testate. Prima tappa: la realizzazione di un convegno, dove fare incontrare idee, punti di vista, proiezioni e visioni, finalizzato all’individuazione di proposte condivise attorno alle quali far convergere anche il consenso politico e istituzionale. A tal fine, servono delle risorse - stiamo parlando di cifre relativamente esigue dell’ordine di poche decine di migliaia di euro - che sono necessarie per ridurre le spese che le testate italiane nel mondo aderenti alla Fusie, devono sostenere per poter partecipare a detto convegno. In una fase, che si allunga già da qualche anno, in cui il verbo declinato all’unisono - nei tempi del presente e del futuro, al modo certo dell’indicativo - è tagliare, trovare sostegni finanziari non è impresa facile.

D. I fondi per i giornali italiani all'estero sono stati recuperati... Un successo di tutte le forze che rappresentano, in Parlamento e fuori, gli italiani nel mondo?

R. Un risultato che va ascritto a tutti coloro che si sono impegnati perché i fondi fossero ripristinati. Alla sensibilità che come Fusie abbiamo incontrato al Dipartimento dell’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e soprattutto all’azione incisiva degli onorevoli Di Biagio e Narducci e al costante sostegno dei Senatori Micheloni e Randazzo. Il ripristino rappresenta una piccola boccata d’ossigeno e il rimedio ad una decisione presa con una disinvoltura sconcertante e colpevolmente scorretta: nel 2010 si era deciso di dimezzare l’ammontare dei fondi (2milioni di euro stabiliti per legge, e invariati dal 2001) che la Presidenza del Consiglio eroga alle testate italiane (circa 160) edite o prevalentemente distribuite all’estero. Ma non per l’anno a venire, per l’anno precedente: vale a dire il 2009. Anno già consegnato alla storia e durante il quale le testate erano state ovviamente pubblicate. Contributi che, secondo una chiave di riparto che dovrebbe essere in via di definizione, gli editori dovrebbero ricevere entro la fine dell’estate. Perché non ci siano malintesi: gli editori riceveranno nell’estate del 2011 i contributi relativi alle pubblicazioni effettuate nel 2009. Anche questa è un’anomalia che andrebbe corretta.

D. L'opinione di molti è che sui contributi all'editoria italiana nel mondo si debba fare presto chiarezza: troppi sprechi, troppe risorse date senza criteri, veri e propri imbrogli che anche in questi ultimi mesi stanno venendo fuori. Lei come presidente Fusie, ce lo confermerà, ha già dichiarato che si deve rivedere il meccanismo con il quale si assegnano i contributi: ma quando si potrà passare dalle parole ai fatti?

R. Ho una frequentazione sufficientemente antica di questo mondo per poter affermare che gli sprechi e gli imbrogli, di cui pare si sia presa improvvisa cognizione, non costituiscono malcostume degli ultimi anni. Personalmente, li ho regolarmente denunciati anche in epoche in cui imperava la logica del così fan (quasi) tutti. Della serie: "fesso te se non lo fai". Ora, che comunque c’è maggior rigore nei controlli, limitarsi, sull’onda di una deriva di generica antipolitica, alla generalizzazione e non invece alla denuncia puntuale, più che un anelito alla correttezza rischia di essere un modo per screditare l’intera categoria. Nel merito: dipendesse da noi, la riforma della specifica legge e del regolamento d’applicazione sarebbero realtà da tempo. Proposte in tal senso, la Fusie le aveva già sottoposte alla Presidenza del Consiglio alla fine del secolo scorso, riscontrando una condivisione di massima dell’allora Direttore Generale Mauro Masi. La realtà ci impone di registrare che i tempi della modifica sono ancora di là da venire, e anche gli stati generali dell’editoria più volte annunciati per un pari numero di volte sono stati procrastinati. Per ciò che ci compete, mi riallaccio a quanto detto in precedenza: nostra precisa intenzione è formulare una proposta articolata da consegnare a chi-di-potere, sperando che dalla condizione di aspirazione ciclicamente evocata possa tradursi in una misura di concreta applicazione.

D. Tempo fa si era parlato di un incontro con il Sottosegretario Bonaiuti per parlare, fra l'altro, anche di informazione online: cos'è successo?

R. Che è rimasto - anche per comprensibili accelerazioni delle dinamiche politiche, endogene ed esogene – allo stato dell’aspirazione. Di una richiesta che è stata indicativamente accolta, ma puntualmente rimandata. Per giunta, se il Sottosegretario dovesse assumere altri incarichi, dovremmo cambiare l’interlocutore, con tutto quello che rappresenta in termini di riattivazione di contatti e di investimento di tempo.

D. I parlamentari eletti all'estero sostengono il lavoro e le richieste della Fusie?

R. In generale, la loro sensibilità ai nostri problemi è indiscussa. Forse constatiamo che un maggiore ascolto, anche per un comprensibile minor imbarazzo (preludio ad una maggior disinvoltura), lo riscontriamo fra i parlamentari dell’opposizione. Tutti sono d’altronde confrontati con l’inconfutabile constatazione che le questioni che riguardano gli italiani all’estero non sono in cima alle priorità dell’attività politica italiana. Se aggiungiamo che i capitoli di spesa destinati a sostenere le iniziative all’estero sono stati drasticamente penalizzati, dobbiamo prendere atto che anche i singoli parlamentari eletti all’estero, sono costretti a stabilire una loro scala di priorità, difficilmente sindacabile.

D. Secondo lei, secondo la sua esperienza, da italiano all'estero ma anche da giornalista, fra tv stampa radio e web, qual è il mezzo più usato dagli italiani all'estero per informarsi e restare in qualche modo collegati all'Italia?

R. Senza dubbio la Tv. In Europa, ma anche Oltreoceano. Cresce naturalmente la schiera di coloro che ricorrono alle nuove tecnologie. Anche se è un settore dove regna ancora molta confusione. Costituiscono uno strumento formidabile, ma, proprio per questo, fondamentale è l’uso che se ne fa: purtroppo ancora troppo forte è il rischio che contribuiscano alla disinformazione piuttosto che alla corretta informazione. D’altro canto, tutti noi siamo confrontati con modalità di comunicazione interpersonale diffuse sul web, spesso fra i soliti pochi intimi che dispongono di un bel po’ di tempo, le quali pretendono di aver il rango di un canale informativo. Ripeto: le nuove tecnologie offrono opportunità straordinarie, ma del pari straordinari sono i pericoli impliciti nel fatto che chiunque possa mettere in circolazione le proprie emozioni spacciandole per notizie. Verifica delle fonti e conseguente acquisizione di credibilità ed affidabilità sono condizioni che non sempre vengono rispettate, ma dalle quali in ogni caso non si dovrebbe prescindere.

D. C'è spazio per le nuove generazioni nel campo dell'informazione diretta agli italiani nel mondo?

R. Diretta agli o prodotta dagli? Il mio non è un calembour giocato sulle preposizioni articolate, ma capisco che non è questo il quesito che mi pone. In entrambi i casi, comunque, se persistono i presupposti per i quali queste tipologie di informazione hanno ragione di continuare ad esistere, offrono quegli spazi che si possono trovare in tutti gli altri campi: professionali o d’interesse. La vera questione è duplice: in questo campo c’è genuino interesse? Questo campo offre opportunità professionali?

D. Ancora giovani: notiamo sempre più, a parte rare eccezioni, un distacco dei giovani italiani all'estero da tutto ciò che riguarda l'emigrazione e il rapporto con l'Italia. Lei come se lo spiega? E in che modo l'informazione italiana nel mondo può aiutare affinché questo non accada?

R. Un bel tema per una tesi di laurea. Rispondere presuppone una semplificazione di fenomeni complessi che hanno implicazioni psicologiche prima ancora che sociali o generazionali. In modo generico, ma fortemente preoccupato, le posso dire che bene sarebbe se tutti coloro che sono nella condizione di farlo, e fra costoro ci sono certamente gli operatori dell’informazione, si adoperino per contribuire a ridare lustro all’immagine dell’Italia, che, le garantisco, fuori (ma mi pare che anche dentro qualche dubbio incominci ad insinuarsi) dai confini nazionali è costretta a far ricorso alla memoria rispolverando un poco dell’antico splendore. Rifiutarsi di prenderne atto, per ottuso partito preso, significa rinunciare ad impegnarsi per un progetto strategico che ponga rimedio alla situazione fortemente deteriorata di un Paese che pare costretto a proiettarsi nel futuro confidando che il passato riesca a camuffare il presente.

D. Chiudiamo parlando ancora di informazione online: quanto tempo ancora ci vorrà, secondo la sua opinione, per convincere l'Italia a puntare sulle nuove tecnologie, e quindi a sostenerle in maniera adeguata?

R. Mi pare che l’online sia ormai entrato nel nostro quotidiano. Tutte le grandi testate italiane, dai giornali alle emittenti radio o tivù, a quella originale affiancano la diffusione delle notizie online. Succede in tutto il mondo, con una particolarità, che naturalmente non esclude le eccezioni: i più seguiti sono i siti delle testate che hanno un passato consolidato. È questo che fornisce al fruitore la garanzia di autorevolezza e di credibilità a cui accennavo prima, riferendomi alla certezza delle fonti. Se circoscriviamo il discorso all’informazione da e per l’estero, mi pare che alcune realtà già ci siano. La sua è una di queste. Serve tempo: quello necessario a conferire quell’autorevolezza imprescindibile, sulla quale ho insistito. Stante che sia chiaro a tutti che un conto è produrre informazione, altro è metterla in circolazione, per quanto concerne l’adeguato sostegno a cui lei accenna nella sua domanda, ritengo che vada fatta una distinzione fra l’accesso a specifici servizi e quello a specifici contributi. In entrambi i casi vanno individuati criteri e requisiti che attestino, nel massimo della trasparenza possibile, la natura e la dimensione dell’impresa da sostenere. Spero convenga con me che quello del numero di visite a questo o quel sito non possa essere considerato l’unico metro di valutazione. Anche questo è uno dei temi da porre al centro del convegno di cui parlavo all’inizio di questa intervista. Convegno che, assieme al sito della Fusie che sarà operativo a breve, ci auguriamo possa essere uno degli obiettivi centrati nell’anno in corso.

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